Argomentario

Informazioni sul previsto sostegno ai media

Scarica gli scenari di argomento come PDF:

Argomentario dettagliata

Consiglio federale e Parlamento vogliono rendere i media svizzeri dipendenti dallo Stato, con il regalo avvelenato di sovvenzioni miliardarie. Sarebbe la fine della stampa libera e di Internet libero e un grande pericolo per la nostra democrazia. Perciò, sostenete il referendum contro il dannoso «Pacchetto di misure a favore dei media»!

Oltre alla SSR/SRG finanziata con canoni obbligatori, Consiglio federale e Parlamento vogliono ora rendere anche i media privati dipendenti dalla politica mediante miliardi di franchi. Dei ricchi gruppi mediatici, che perfino durante la pandemia di coronavirus fanno grandi utili, dovrebbero ora ricevere annualmente 178 milioni di franchi dalla Confederazione.

In aggiunta, annualmente confluiscono nelle emittenti radio e TV dei gruppi mediatici privati 81 milioni di franchi dell’introito dei canoni SSR/SRG. Oltre a ciò, grazie all’aliquota ridotta dell’IVA, i media sono sostenuti dallo Stato con ca. 130 milioni di franchi l’anno.

In totale, i media privati costano ogni anno ai contribuenti ca. 400 milioni di franchi. Aggiunti ai canoni TSSR/SRG, fanno annualmente l’importo esorbitante di 1,7 miliardi!

Sovvenzioni ad aziende quotate in borsa

La manna miliardaria – fissata (per il momento) a una durata di sette anni – andrebbe perlopiù a beneficio dei grandi editori. Ne beneficerebbero addirittura delle case editrici quotate in borsa come il gruppo NZZ e il gruppo TX («Tages-Anzeiger»). E altrettanto le cooperative mediatiche.

Falsa argomentazione

Gli editori di giornali chiedono sovvenzioni perché dovrebbero diffondere «informazioni importanti per la democrazia». Ma ciò non convince. Innanzitutto, dei media che dipendono fanno capo a contributi statali perdono credibilità e la loro funzione di quarto potere nello Stato. Secondariamente, gli editori distribuiranno i loro giornali anche senza attingere al denaro pubblico. 

Anche il Consiglio federale, nelle sue argomentazioni, è totalmente avulso dalla realtà. Secondo il suo messaggio, intende proteggere i media svizzeri da Google, Facebook & Co. Ma non serve. La digitalizzazione è una realtà che anche altri settori devono affrontare. Non può essere annullata con denaro dello Stato.

Evidente mancanza di trasparenza

In questo inganno s’inserisce la mancanza di trasparenza del progetto: nessuno vuol dire quali editori e in che misura beneficeranno delle sovvenzioni. L’Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) scrive «Non possiamo fornire alcuna informazione al riguardo». La stessa cosa riferisce l’associazione degli editori.

Le scandalose pretese sembrano essere imbarazzanti per gli stessi editori. In un’intervista nei giornali regionali del 10 ottobre 2020, il presidente della NZZ Etienne Jornod, alla domanda se la casa editrice NZZ avrebbe «rifiutato i contributi statali», ha risposto: «… sarebbe stupido, se gli altri accettano il denaro. Ma le sovvenzioni sono sempre malsane. Il nostro settore deve essere in grado di vendere i suoi prodotti

Le sovvenzioni miliardarie in sintesi

Fra tasso d’IVA ridotto (ca. 130 Mio.), sovvenzioni dallo splitting dei canoni TV (81 Mio.) e i previsti sussidi per la promozione dei media (178 Mio.), gli editori e le stazioni radio/TV verrebbero annualmente a costare ai contribuenti 400 milioni di franchi, dunque all’incirca 3 miliardi nei prossimi 7 anni! Inoltre, le Svizzere e gli Svizzeri sostengono anche l’offerta mediatica del paese con quasi CHF 1,4 miliardi di franchi all’anno tramite i canoni radiofonici e televisivi.  

Il sostegno ai media è anticostituzionale

Per poter attuare la genuflessione della politica di fronte ai media, il Consiglio federale propone una modifica della legge sulle poste e della legge sulla radiotelevisione (LRTV). E ciò, nonostante che la Commissione della concorrenza consideri le sovvenzioni «anticostituzionali», «lesive della concorrenza» e «inefficaci». Essa ha chiesto al Consiglio federale di «rinunciare a qualsiasi loro aumento». Senza successo.

Le sovvenzioni non conducono a nulla

Le sovvenzioni ai media dovrebbero essere aumentate, nonostante che con i pagamenti milionari effettuati finora non si sia ottenuto assolutamente nulla. Non si è minimamente fermata la massiccia perdita di pluralismo di opinioni. Le fusioni di giornali e le chiusure di testate hanno portato praticamente dovunque a una povertà mediatica, a una carestia giornalistica e a un’uniformità pericolosa per la nostra democrazia diretta. 

Le sovvenzioni miliardarie sono ingiustificate anche economicamente. Durante gli anni precedenti il coronavirus, le cinque case editrici predominanti nel paese guadagnavano annualmente circa mezzo miliardo di franchi e versavano importi milionari a tre cifre in dividendi. Perfino nell’anno del coronavirus 2020 hanno fatto un utile di 275 milioni di franchi. Gli editori possono finanziare da sé le loro attività operative. Ribaltare sulla popolazione questi costi è scandaloso, esoso e indecente.

Attacco alla stampa e Internet gratuiti

Ora, anche i media online dovrebbero essere sovvenzionati –  e tramite sussidi diretti, la fine di un tabù! Ma solo i media in abbonamento. Le offerte mediatiche gratuite – sia online che cartacee – sono escluse dal finanziamento. In futuro, la Confederazione vorrebbe rimborsare alle case editrici dal 60 all’80% dell’introito da abbonamenti, per ogni abbonamento online. Ne beneficerebbero così non i consumatori, bensì gli editori. I servizi online locali e regionali gratuiti sarebbero così deliberatamente estromessi dal mercato. Con il risultato di far sparire l’informazione gratuita alle cittadine e ai cittadini via Internet, sui processi politici. Nel contempo, i consumatori sarebbero invece praticamente obbligati ad acquistare i costosi abbonamenti online delle case editrici di monopolio.

Anti-sociali e anti-giovanili

Le previste sovvenzioni ai media sono anti-sociali. Ne beneficiano solo le fasce più abbienti della società, quelle che possono permettersi l’abbonamento a un media cartaceo o online. Chi percepisce un reddito normale, le anziane e gli anziani, i giovani dipendono dalla possibilità di ottenere gratuitamente le informazioni. Con il previsto finanziamento dei media, saranno deliberatamente esclusi da informazioni importanti per la democrazia.

Uniformità invece di funzione di vigilanza

I media finanziati dallo Stato perdono la loro funzione di sorveglianti nei confronti della politica e dell’amministrazione. La loro dipendenza dallo Stato li priva di credibilità.

Le sovvenzioni favoriscono anche l’impoverimento dei contenuti dei media. Il giornalismo corporativo, con il quale si scrive la stessa cosa dal Lago di Costanza al Lago di Ginevra, conduce a una pericolosa uniformità politica. Secondo uno studio dell’Università di Zurigo, la percentuale degli articoli apparsi su diversi giornali è raddoppiata, dal 10 al 21%, in soli tre anni dal 2018 al 2020 – e la tendenza è in aumento.

Utilizzo sbagliato del denaro pubblico

Il comportamento d’uso degli utenti dei media è cambiato radicalmente. Secondo l’università di Zurigo, nel 2019 già il 61% dei consumatori si è affidato alle notizie online. Questa è di gran lunga la più alta percentuale di tutti i generi mediatici. Tutti gli altri media hanno drasticamente perso quote di mercato negli ultimi dieci anni: giornali in abbonamento meno 25%, TV meno 24%.

Quasi il 100% delle Svizzere e degli Svizzeri fra i 14 e i 39 anni utilizza regolarmente Internet. Perciò è chiaro: è sbagliato sperperare centinaia di milioni di franchi dei contribuenti per i media cartacei.

Sostenete subito il referendum!

Al fine di preservare la libertà d’opinione e il pluralismo mediatico, le nuove leggi sui media devono essere contrastate. C’è in gioco il dibattito pubblico – e con esso i princìpi fondamentali della democrazia.

I monopoli mediatici che dipendono da sovvenzioni statali milionarie sono puro veleno per il funzionamento del nostro sistema politico. Il nostro «movimento dal basso» – apartitico e con un vasto sostegno, presieduto dall’imprenditore mediatico ed ex consigliere nazionale Peter Weigelt, intende bloccare questo pericolosissimo progetto.

Aiutateci a difendere la nostra libertà d’opinione e la nostra democrazia diretta!

Scarica gli scenari di argomento come PDF: